ESG è per le grandi aziende ma la sostenibilità può aiutarti a ottenere credito

Donna di spalle con giacca chiara e occhiali che tiene dei documenti davanti a moderni edifici per uffici in vetro.

Tre lettere che si sentono ovunque. Nei report delle multinazionali, nei titoli dei giornali economici, nei questionari che sempre più spesso arrivano dalla banca. ESG. Sembra un tema lontano, roba da uffici sostenibilità e bilanci da centinaia di pagine.

In realtà è molto più semplice, e molto più vicino di quanto pensi. ESG sta per Environmental, Social, Governance: ambiente, persone, gestione. In altre parole, tre domande che riguardano qualsiasi impresa.

Le tre lettere, spiegate in modo semplice

E come Environmental

Come la tua impresa impatta sull’ambiente. Consumi energetici, rifiuti, uso delle materie prime, emissioni. Non serve un impianto industriale per avere un impatto, lo hanno anche un ufficio, un negozio o un furgone per le consegne.

S come Social

Come la tua impresa tratta le persone. I dipendenti, prima di tutto: sicurezza, formazione, equilibrio tra lavoro e vita privata e parità di opportunità. Ma anche clienti, fornitori e la comunità in cui lavori.

G come Governance

Quanto la tua impresa è gestita in modo corretto e trasparente. Regole chiare, conti in ordine, decisioni tracciabili, rapporti onesti con chi ti sta intorno.

ESG non deve essere un adempimento in più, ma un modo di migliorare come lavori ogni giorno.

Un obbligo riservato solo alle grandi aziende

Gli obblighi formali di rendicontazione riguardano soprattutto le imprese più grandi. Ma le micro e piccole imprese (mPI) ci sono dentro lo stesso, spesso senza saperlo. Perché lavorano come fornitori di aziende che devono rendere conto della propria filiera. Perché i clienti sono sempre più attenti a chi c’è dietro un prodotto o un servizio. E perché, come vedremo, anche chi concede credito ha iniziato a fare domande.

C’è poi un aspetto meno visibile, molte mPI fanno già scelte sostenibili, ma non le raccontano. Il fornitore locale scelto per affidabilità, il dipendente che può conciliare lavoro e famiglia, la fattura sempre emessa in modo trasparente. Sono scelte ESG a tutti gli effetti.

Perché l’ESG conta quando chiedi un finanziamento

Ed eccoci al punto che interessa più da vicino la tua impresa. Le linee guida europee sulla concessione del credito chiedono a banche e intermediari di considerare anche i fattori ESG nella valutazione di chi chiede un finanziamento. Non al posto dei numeri, ma accanto: bilancio, flussi di cassa e indici restano la base, ma il quadro si sta allargando.

Cosa significa, in pratica?

Che un’impresa capace di mostrare attenzione all’ambiente, alle persone e a una gestione trasparente racconta qualcosa di sé che va oltre i numeri: una maggiore solidità nel tempo, una minore esposizione a rischi futuri, una visione. Le scelte ESG, anche quando non sono obbligatorie, possono pesare positivamente in fase di valutazione del credito.

Per le mPI c’è però un problema reale, gli strumenti di valutazione ESG oggi disponibili sono pensati soprattutto per le grandi imprese, e rischiano di penalizzare chi è più piccolo. Per questo, in Finpromoter, cerchiamo strumenti adatti alla nostra clientela e abbiamo costruito policy inclusive, che non svantaggiano le imprese di minore dimensione.

Da dove iniziare

Non serve un bilancio di sostenibilità per cominciare. Bastano alcune domande:

  • Ambiente: sai quanto consumi di energia? Hai investito, o pensi di investire, in comunità energetiche, efficienza, rinnovabili, mezzi meno inquinanti?
  • Persone: come gestisci sicurezza, formazione e benessere di chi lavora con te?
  • Gestione: i tuoi conti sono chiari e aggiornati? I rapporti con fornitori e clienti sono regolati in modo trasparente?

Metti per iscritto quello che fai già, spesso è più di quanto pensi. E se stai valutando un investimento in chiave sostenibile, come un impianto fotovoltaico o l’efficientamento dei locali, può diventare proprio il motivo della tua richiesta di finanziamento.